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maturità 2012 – 1

20 giugno 2012

L’anno scorso avevo una classe terminale (pare una malattia, lo so), per cui avevo vissuto l’esame di stato con una certa apprensione, quest’anno avevo al massimo un III anno e (ad ora) non sono stato chiamato a supplire, per cui guardo alle prove con distacco, facendo al massimo solo assistenza agli scritti, anche se rimane sempre una certa curiosità.

Stamattina avevo il turno a mezzogiorno, per cui mi sono perso tutta la cosa dei plichi telematici che pare comunque aver funzionato abbastanza bene.

Veniamo alle tracce, che come al solito riservano qualche sopresa…

L’analisi del testo è dedicata a Montale (giova ricordare l’anno in cui al ministero non capirono una ceppa e dedicarono una sua poesia ad una fanciulla anziché ad un fanciullo) ma, e questa è la prima sorpresa, ad una sua pagina in prosa in cui tornano temi cari al poeta (la frase pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto commenta da sola tutte Le occasioni) che i ggiovani probabilmente avranno avuto difficoltà a cogliere, impegnati, come da consegna, a cercare spunti ironici (Anche l’uccisione su larga scala di uomini e di cose può rappresentare, a lunga scadenza, un buon investimento del capitale umano, immagino) e a fare un “commento personale”. Peccato.

Come saggio breve/articolo di giornale, si proponeva in primis il tema del Labirinto, non estremamente originale e per questo alla portata dei più, anche se non tutti i riferimenti saranno stati colti – il quadro di Pollock richiedeva conoscenza mitologiche non scontatissime (Pasiphae è la madre del minotauro, imprigionata in un labirinto zoofilo e ricordata da Dante) ed ho paura che i ggiovani non abbiano molto presente il castello del mago Atlante nell’Orlando Furioso (le cui ottave – per risparmiare carta? – erano scritte in orizzontale). Fastidiosa sin dal titolo era la traccia “I giovani e la crisi” sulla quale soprassedo, per notare che, tranne qualche deriva sociologica, la traccia “Bene individuale e bene comune” aveva i suoi momenti – lo stesso non può dirsi per il banale “Le responsabilità della scienza e della tecnologia“.

Dopo alcuni anni in cui era semplicimente irraggiungibil, il tema storico mi è parso alla portata degli studenti, a patto di non precipitare nella banale condanna della shoah ma di soffermarsi (e questo mi è parso il senso della pagina di Hannah Arendt proposta) sugli ineccepibili meccanismi razionalistici dell’olocausto come sistema fordiano (!).

A gigantesco rischio di banalità ma per se bellissima era la frase del tema di “ordine generale”, Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita, peccato che gli studenti dovrebbero averne 18-19.

domani, greco.

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