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venimus, vidimus…

7 aprile 2012

Come si anticipava qui, al ritorno dalla Sicilia, altra prova mi aspettava…

Per la prima volta nella mia carriera, ho avuto l’onore di accompagnare degli alunni (miei e di altra classe) ad un certamen di traduzione/commento, organizzato a Bergamo e dedicato ad Omero, visto che quest’anno l’ho approfondito in maniera particolare.

Con largo anticipo, avevamo prenotato un volo su Orio ma Alitalia ha pensato bene di cancellarlo dirottandoci su Linate (ci avesse spostati a Malpensa – che non sta neanche in provincia di Milano – mi sarei sparato), per cui abbiamo avuto occasione di fare un giretto al Duomo ed in Galleria, senza, ahimé, trovare il negozio di A&F.

A Bergamo siamo stati in un ostello (i miei avevano capito “bordello”) e lunedì mattina, mentre io giravo per Bergamo Alta mangiando polenta, i fanciulli e le fanciulle si sono trovati davanti i primi 39 versi di Iliade XIX, in cui Teti consegna le armi ad Achille (se ne parlava qui) e promette di imbalsamare per benino Patroclo (con tutto un trionfo di mosche e larve che ha creato qualche difficoltà).

Achille direbbe che l’importante è “essere sempre il migliore e superare gli altri”, ma alla fine, secondo san Paolo, quello che conta è aver combattuto la buona battaglia, che mi sembra pure più nobile…

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