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krautpop

3 dicembre 2011

Il mio primo impatto con i Rammstein fu, se non ricordo male, tramite la loro versione di Stripped dei Depeche Mode, con tanto di video “scandaloso” perché costruito con immagini di propaganda olimpico/nazista (se poi uno si mette a collocare politicamente i cantanti, i Rammstein pare stiano da ben altre parti, più sinistra di, chessò, i Ragazzi Italiani), anche se personalmente mi turbava di più la voce del cantante, che faceva sembrare ancora più inquietante una canzone non molto gaia già di suo.

Poi scoprii che avevano rifatto The model dei Kraftwerk (ribattezzata Das Model!) e da quel momento per me divennero fondamentali; la loro vetta è stata probabilmente l’album Reise reise, capace di andare da canzoni sui cannibali tedeschi (Mein Teil) e da ballatone romantiche (Ohne dich) a momenti di pura genialità, come Amerika (la prima canzone della storia, credo, a citare il “wonder bra” e a farlo rimare con un geniale “wunderbar”):

Per celebrare la loro carriera, c’è Made in Germany che raccoglie i loro più grandi successi, disponibile anche con un secondo disco di remix, in cui fanno incontri insospettabili, con, ad esempio, i Pet Shop Boys e gli Scooter (!). La cosa migliore uscita dalla Germania dai tempi di Wilamowitz, comunque.

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