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for all of those who don’t fit in

18 ottobre 2011

Sull’esempio del nostalgico wittgenstein, è bello avere fra le mani una raccolta “inutile” come questo Complete degli Smiths – è inutile perché non è veramente “complete” ma raccoglie solo i loro 8 album che già avevo, in grazione repliche su cd del vecchio vinile e non ci sono rarità più o meno ufficiali (che stanno invece qua); a rendere la cosa un po’ utile contribuisce il fatto che i dischi siano stati rimasterizzati dallo stesso Johnny Marr (ma Morrissey pare non approvare e pensare che si tratti di “remix”), con buoni risultati.

Detto questo, gli otto dischi sono impeccabili ed imperdibili. Senza ripetersi troppo, proviamo a scegliere una canzone per album, sapendo che sarà tosta:

1) The Smiths (1984) è il più grande debutto di sempre. Se devo scegliere, scelgo Hand in glove per via del testo (No, it’s not lika any other love / this one is different, because IT’S US e Yes, we may be hidden by rags / but we’ve something they’ll NEVER have) e del fatto che l’hanno rifatta con Sandie Shaw.

2) Hatful of hollow (1984) è la loro prima compilation, perché spesso gli Smiths pubblicavano singoli non presenti negli album e poi li raccoglievano insieme ai loro lati b e venivano fuori capolavori come questo, che contiene How soon is now (I am human and I need to be loved, per intenderci), resa immortale dalle TaTu.

3) Meat is murder (1985) ha convertito una generazione al vegetarianesimo ed ai gladioli. E’ il loro album più politico e forse meno accessibile, per quanto sia l’unico ad essere arrivato al #1 in Inghilterra. Barbarism begins at home resta tostissima.

4) The Queen is dead (1986) è anch’esso un album profondamente politico ed universalmente riconosciuto come il loro capolavoro. Le canzoni sono dieci, tra cui Cemetery gates e The boy with the thorn on his side ma c’è There is a light that never goes out e non c’è gara.

5) The word won’t listen (1987) è la seconda compilation, dal titolo meraviglioso. Dentro c’è Half a person, quella che dice and if you have five seconds to spare / then I’ll tell you the story of my life. Piango ogni volta.

6) Louder than bombs (1987) è la versione americana del precedente, con alcune cose diverse che convinsero la casa discografica a pubblicarla anche in Europa. Qua è tosta e sono indeciso tra Shoplifters of the world unite e This night has opened my eyes, per via di Jonathan Coe.

7) Strangeways, here we come (1987) è il loro ultimo album ed il preferito di Morrissey. C’è Girlfriend in a coma, quella di Douglas Coupland – il romanzo non pare più in catalogo in Italia e, se è vero, questo paese non merita una letteratura.

otto) (se lo scrivo a numeri viene fuori uno stupido smiley) Rank (1988) è l’album dal vivo, cui credo fossero tenuti da contratto. Di solito detesto gli album dal vivo, ma faremo un’eccezione, tanto per mettere The boy with the thorn in his side.

Queste sono le otto/nove più grandi canzoni degli Smiths, ma le altre 90 o quante siano non sono da meno. Un cofanetto essenziale, insomma.

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