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stupid and contagious

3 ottobre 2011

Come dicevo qui, non si può essere nati negli anni ’70 ed essersi persi i Nirvana; magari uno li detestava anche, ma ignorarli no, non si poteva.

I ricordi, per me, non sono moltissimi, ma sono abbastanza netti: Smells like teen spirit (ovviamente), verbi come “pogare”, un’estate a cavallo tra Francia ed Inghilterra del ‘92 in cui si ascoltava poco altro (tipo Wish dei Cure e Disappointed degli Electronic – due titoli che costruivano una curiosa parabola), il profondo senso di disturbo provato al primo ascolto di In utero, la storia dell’ultimo concerto a Roma, il suicidio a Seattle, la copertina del NME letto mentre si andava a Tivoli per un convegno sulla cultura romano-barbarica (!), l’enorme sfruttamento commerciale post-mortem, iniziato con l’Unplugged e proseguito sino ad oggi (la riedizione di Nevermind – io mi sono limitato al doppio cd – prevede anche una costosa combinazione di 4 cd + dvd).

Nevermind, comunque. Quando uscì, era solo il secondo disco di un misconosciuto gruppo nordamericano, appartentente ad un sub genere chiamato grunge. Ci mise mesi ma, grazie ad una sapiente strategia commerciale, riuscì sempre di più ad entrare nelle coscienze ed a diventare un classico, senza per questo vendere miliardi di copie.

Il brano su cui la casa discografica puntava era Come as you are, ma per me Smells like teen spirit resta la loro vetta, e mi sa che ho già detto tutto quanto due anni fa, in questo post che parlava sempre di Kurt Cobain (era per i 15 anni dalla morte e per i quindicenni di allora).

Rileggendolo, vedo che ho usato quasi le stesse parole, senza accorgermene, gli stessi aneddoti, le stesse canzoni. Il titolo di questo post del 2011 riprende (ripeto, me ne sono accorto solo recuperando il vecchio testo) il post del 2009, e probabilmente l’avrebbe ripreso, se ci fosse stato, anche un post del 1994.

Questo per dire che non ho avuto bisogno di ri-ascoltare Nevermind, e non perché lo ascolti tanto ora, ma perché è una di quelle cose che fa parte di me, una di quelle cose per le quali la morte non conta, insomma.

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