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inappartenenze

3 agosto 2011

Qualche mese fa con una studentessa si discuteva di argomenti per la tesina e a lei intrigava il tema del labirinto; non male, pensavo, ma è sempre insopportabile il fatto che i ggiovani siano costretti ad arrampicarsi sugli specchi per collegare tutto e di più all’argomento scelto (il ‘labirinto delle passioni’ vale per attaccarci l’Ippolito di Euripide o è troppo?).

A me è venuta in mente la frase ‘dedalo di vie’ che mi sapeva di Ungaretti, ma non riuscivo a collocarla.

 Cerca e ricerca, ho trovato il ‘gomitolo di strade’ della bellissima Natale, che non è proprio la stessa cosa, ma quasi e mi sa che era questa l’espressione che avevo in mente.

Buffo. Questo solo per dire che oggi mi sento poetico, per cui, dalla sterminata pila di libri da leggere, ho preso un La luce di Montale, di tale Rita Sara Virgillito (pubblicato dalle Edizioni Paoline, indi il sospetto che fosse il fastidioso tentativo di cristianizzare uno scrittore, come nel caso del peggior libro mai scritto su Tondelli).

E’ invece una interessante (ma non facilissima) raccolta di quattro saggi, uno sul tema della “luce” negli Ossi, uno sulle figure femminili di Annetta/Arletta e Clizia, uno sulla sola Clizia e sui suoi rapporti con Dante ed i Sonetti di Shakespeare ed un conclusivo intervento dedicato all’ultimo Montale.

Resto comunque dell’idea che Montale sia talmente difficile che dentro ci si possa leggere quello che si vuole (uhm… con qualche eccezione), e questo è quello che lo rende il più grande poeta del ‘900.

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