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circoli

9 luglio 2011

Non si può dire che il buon Alexander Rybak abbia ben capitalizzato il suo successo all’Eurofestival di due anni fa: il suo secondo album (per quanto avesse cose notevoli, come Europe’s skies) non è andato bellissimo e la sua collaborazione al filmone russo che avrebbe dovuto riscrivere la storia del cinema post-sovietico non è parsa così ammirevole (manco il film, eh).

E ora il suo terzo album, fatto, credo, col tenero vecchietto in copertina, è in norvegese, cosa che rende intriganti titoli come Traden I Villa Borghese. Poi c’è Maria, che non è la canzone di Ricky Martin ma una cosa un po’ jazz.

E infine qualcuno deve intervenire sul suo taglio di capelli.

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