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be young, be loved

20 giugno 2011

Nel 1989 ci fu un disco importante, a farmi compagnia in quella che il NME chiamava “the second summer of love”. Erano gli anni in cui cominciavo a capire il significato di Twist in my sobriety di Tanita Tikaram, e quell’album era Happiness dei Beloved, affrettatamente catalogati sotto il titolo di sub-Pet Shop Boys, per il solo fatto di essere in due e di fare musica elettronica. E, come Actually dei PSB aveva perfettamente colto, due anni prima, il senso del thatcherismo, cosi’ Happiness colse il senso della fine del “secolo breve”. Peccato poi che i Beloved cambiarono formazione e fecero poc’altro (se Sweet harmony puo’ essere definita “poc’altro”). La loro breve storia e’ raccontata da una recente antologia che, su due cd, raccoglie praticamente tutto – manca pero’ una definitiva raccolta di remix. Qua sotto, il loro momento piu’ intellettualoide – adoro le canzoni il cui testo e’ solo un elenco di cose – , Hello:

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